Accadde oggi

24 Maggio

1915 - Italia in guerra

24 Maggio
L'Italia entra in guerra contro gli Imperi centrali, dieci mesi dopo l'inizio delle ostilità in Europa.
Alle 3:30 le truppe italiane oltrepassano il confine italo-austriaco, puntando verso le «terre irredente» del Trentino, del Friuli, della Venezia Giulia («Il Piave mormorava /, calmo e placido, al passaggio / dei primi fanti il 24 maggio»).

Roma, 23 maggio, sera.
La guerra all’Austria è ufficialmente dichiarata.
Sin da ieri l’on. Sonnino aveva telegrafato al nostro ambasciatore a Vienna incaricandolo di presentare al Governo austro-ungarico il testo della dichiarazione di guerra. Essendo interrotte le linee telegrafiche fra l’Italia e l’Austria, in mancanza di comunicazioni da Vienna, l’on. Sonnino ha fatto presentare oggi all’ambasciatore d’Austria-Unghieria la dichiarazione di guerra insieme con i passaporti.
Lo stato di guerra s’inizia domani 24 maggio.



Guerra [Fondo non firmato]

La parola formidabile tuona da un capo all'altro d'Italia e si avventa alla frontiera orientale, dove i cannoni la ripeteranno agli echi delle terre che aspettano la liberazione: guerra!
E' l'ultima guerra dell'indipendenza. Avevamo finito col credere che il libro del Risorgimento fosse ormai pieno e chiuso e consegnato al passato. Ed ecco che si riapre sotto questo cielo di primavera fatidica ed ecco che il generoso sangue italiano, il sangue non mai vano di Palestro e di Novara, di San Martino e di Custoza, si prepara a tracciarvi in linee indelebili il compimento del nostro destino.
L'ultimo capitolo del Risorgimento! Il circolo sacro sta per congiungersi e l'Europa d'oggi rassomiglia singolarmente, in tanta mutazione di vicende e di pensieri, all'Europa del 1848. Passava allora fra i popoli l'anelito d'una libertà fondata sui diritti delle nazioni, e il sangue scorreva; passa oggi fra i popoli, dopo quasi settant'anni che parevano aver mutata la faccia del mondo, l'anelito d'una più sicura indipendenza, d'una civiltà più alta, fondata ancora sui diritti delle nazioni, e il sangue scorre da tutti i lati del continente tragico. Sonava allora la campana a stormo sulle vie di Milano; oggi il silenzio angoscioso di Trento e di Trieste è più forte di tutte le voci, di tutti gli squilli, e sembra rintronare nei cuori degl'italiani. Erano laggiù, le nostre tormentate sorelle, come naufraghe nel mare delle razze diverse, che voleva pure inghiottirle. Per mesi e mesi, mentre la follia austrotedesca aveva riaperto in faccia agli uomini e in faccia a Diò tutti i conti della sopita giustizia, le naufraghe sorelle accennavano di lontano al soccorso. Per un momento ci è parso che fossero come mani disperate mosse a fiore del gorgo: ma oggi la nave .ella nostra fortuna corre a raccoglierle. Sfida la tempesta, urta nei marosi, forza il vento, si avanza, si avanza: le naufraghe saranno salvate.
E la compiuta Italia sarà. Lo afferma, come un presagio, il segno stesso della nostra lingua dai confini di domani. Si — sussurrarono di là gli aspettanti, con ' indomata fede, sotto il giogo straniero, fra il poliziotto e la spia. Sì — mormorano ora, nei tristi consigli di prigionia in cui si esercita l'estrema crudeltà dell'oppressore. Sì — grideranno il giorno della vittoria finale. Nella lingua del sì è oggi la certezza del sì. Dante ha preceduti i soldati d'Italia e aspetta — a Trento.
Guerra per noi e per l'Europa, pei nostri fratelli di sangue e per tutti i nostri fratelli di civiltà nel mondo. Ieri ci giunse il flotto torbido del furore teutonico nelle .contumelie dei suoi giornali. E diceva il furore teutonico che l'Italia s'era messa all'asta e s'era venduta a chi le aveva offerto di più. — Menzogna! risponde l'Italia con la sua dichiarazione di guerra. Un popolo che si vende, si vende per la sua tranquillità vile, per fuggire il pericolo e il sacrificio. Un popolo che si vende, pesa nella sua mano imbelle il prezzo dell'onta e buono gli pare il prezzo, se non dà in cambio che il sorriso obliquo della propria umiliazione.
Ma l'Italia ha scelto la guerra. L'Italia ha voluto la guerra.
L'Italia è presente dove anche i più sacri diritti si riconquistano col sangue. Il ricatto a cui ci si voleva persuaderà, per rinfacciarcelo domani aspramente in faccia al mondo severo, noi non l'abbiamo permesso. E non accettiamo nulla da alcuno: stendiamo la mano a ciò che è nostro, ma la mano armata di ferro.
Il patto che ci lega agli altri popoli non è un mercato: è un giuramento, di contro al nemico comune. Il patto di Londra, che stringe i popoli alle stesse dure prove e alle stesse sicure speranze, è, dopo molti secoli, ancora il giuramento di Pontida.
E, nella fermezza d'una volontà che non può essere fiaccata, dalle Fiandre all'Isonzo, dal Danubio al Don, dal Mare del Nord alla penisola di Gallipoli, fatta di milioni d'eroi, tutta l'Europa è l'antica lombarda Compagnia della Morte!

Corriere della sera, 24 Maggio 1915